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“Cuffia” – “Periartrite” – “Conflitto” |
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Spalla dolorosa
“ Cuffia rotatori
lesionata o rotta”
“Periartrite calcifica”
“Sindrome da conflitto"
"Capsulite
adesiva"
“Artropatia
degenerativa" |

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STOP
al BISTURI
(intervento in
artroscopia o a cielo aperto sostituito da tecnica di “allineamento
frizionato”) |
terapia ambulatoriale, veloce, indolore
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E’
stata individuata la causa della “spalla dolorosa”
Riscontri clinici e scientifici fanno ritenere che la
“lesione dei
tendini della cuffia”, la “sindrome da
conflitto” e la “periartrite
calcifica”non sono la causa della
“spalla
dolorosa”, ma solo reperti occasionali.
Non serve l’intervento
chirurgico
che non agisce sulla causa della malattia, ma ne rimuove solo
gli effetti. Meglio intervenire sulla causa mediante tecnica
di “allineamento frizionato”, capace di restituire
l’integrità funzionale, con risultati di gran lunga migliori
rispetto all’intervento.
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(Segue Ampia Pubblicazione destinata ai Medici Generici,
Ortopedici, Fisiatri e Reumatologi) |
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versione
stampabile formato PDF |
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Questa pubblicazione ha lo
scopo di informare Medici e pazienti che oggi è possibile curare e
guarire la " spalla dolorosa"
(periartrite
calcifica, lesione cuffia, sindrome da conflitto)
senza intervento chirurgico, grazie ad una nuova terapia denominata
"allineamento frizionato" eseguita presso l'Ospedale di Asola
(Mantova).
Trattasi
di una terapia ambulatoriale ed indolore messa a punto nel 2002,
che ha sostituito l'intervento chirurgico. Non solo perché
l'intervento (anche in artroscopia) richiede una riabilitazione
lunga e dolorosa, ma soprattutto perché l'allineamento frizionato dà
risultati di gran lunga migliori rispetto alla terapia chirurgica
(che in passato abbiamo eseguito per oltre 25 anni).
Da novembre 2002 ad ottobre 2009, circa 800 pazienti
affetti da "spalla dolorosa" ed in attesa di intervento sono stati
curati e guariti in ambulatorio senza dolore con tecnica di
"allineamento frizionato" presso l'Ospedale di Asola.
In questo
primo capitolo vengono presentati i primi 432 casi, trattati tra il
2002 ed il 2006 e seguiti nel tempo fino al 2009.
Follow-Up dì 3 - 6 anni
Sono stati seguiti N°432 pazienti trattati dal 2003 al 2006 - Ospedale
di Asola
(Ultimo
controllo 2009: nessuna recidiva a distanza di 6 anni)
Spalla dolorosa
E’ una sindrome che si manifesta con dolore a riposo
e/o ai movimento, limitazione funzionale ed irradiazione dolorosa
al 3° medio del braccio.
La letteratura ortopedica individua 5 cause
principali:
1. Periartrite di spalla (con o senza
calcificazioni)
2. Lesioni dei tendini della cuffia dei rotatori
3. Sindrome da conflitto
4. Capsulite adesiva (spalla congelata)
5. Artropatia gleno-omerale (omartrosi)
Oggi è possibile risolvere queste patologie con tecniche di “allineamento
frizionato”
(movimenti articolari passivi, variazione
emodinamiche
e pressioni periarticolari
selettive e progressive).
Trattasi di manovre indolori
(eseguite da medico specialista Ortopedico e
Fisiatra) che
agiscono sulla causa della malattia, senza bisogno poi di
riabilitazione o altro: eliminata la causa, finisce il
dolore e la spalla riprende la sua normale motilità.
<===0===>
A partire
dal novembre 2002 i pazienti affetti da "spalla dolorosa" resistente
ai farmaci e fisioterapie non sono stati più indirizzati alle sale
operatorie ma trattati ambulatoriamente con tecnica di "allineamento
frizionato". Non più intervento chirurgico (in artroscopia o a ciclo
aperto) ma solo terapia ambulatoriale, indolore e veloce. In questa
pubblicazione presenteremo i risultati ottenuti nei primi 4 anni e
controllati a distanza di 3-6 anni. Su 432 pazienti (quasi tutti in
attesa di intervento chirurgico) trattati con la nuova tecnica di
"allineamento frizionato" solo 10 sono stati poi operati. Gli altri
422 hanno rinunciato all'intervento perché guariti o notevolmente
migliorati.
E'
interessante notare che, con il miglioramento della tecnica
dall'ottobre 2005 al dicembre 2009, su centinaia di pazienti
trattati solo 8 sono stati poi operati .
Trattiamo in media circa 120 pazienti all'anno. Oltre il 95% dei
pazienti si è
dichiarato guarito o notevolmente migliorato.
Gli stessi dati si sono
confermati poi anche negli anni successivi.
Tutti i pazienti trattati con tecnica di "allineamento
frizionato", sono stati registrati con indirizzo e numero
telefonico.
In questi anni abbiamo sempre trattato spalle
dolorose gravi oppure spalle
dolorose che non rispondevano alle terapie
farmacologiche né alle fisioterapie
oppure pazienti ove lo specialista Ortopedico
aveva suggerito un indirizzo
chirurgico.
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Allineamento
frizionato
* Nella stragrande maggioranza
dei casi evita l’operazione (solo 10 operati su 432).
L' “allineamento
frizionato” é indicato nelle seguenti patologie: |
|
”periartrite calcifica”
“calcificazione tendine
sovraspinato”
“sindrome da conflitto”
"lesioni dei tendini della
cuffia dei rotatori”
“lesioni del sovraspinato”
+ “conflitto”
“rottura del sovraspinato e/o
della cuffia”
"artropatia degenerativa della
spalla" |
(invece dell’intervento in
artroscopia)
(invece
“ “
“ )
(invece
“ “
“ )
(invece
“ “
“ )
(invece
“ “
“ )
(invece
“ “
“ )
(invece dell’artroprotesi) |
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L'allineamento frizionato non é utile nelle lievi
artralgie di spalla e nelle
cervicobrachialgie. |
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Caratteristiche:
-
E’
indolore
-
Competenza :
viene eseguito dal Medico specialista in Ortopedia ed in
Fisiatria , con esperienza di sala operatoria
-
Durata: ogni seduta ha una durata di 10 - 15 minuti,
-
Frequenza:
si esegue a giorni alterni (o intervallati di 2 giorni)
-
Numero di sedute: n. 6 sedute in totale.
Solo nelle “capsuliti
adesive” il
trattamento può essere modicamente doloroso per il recupero della
motilità articolare e spesso richiede qualche seduta aggiuntiva
Risultati
Il trattamento non necessita
di essere ripetuto (come l’intervento chirurgico).
Mi
presento
Medico specialista in
Ortopedia e Traumatologia
Medico specialista in
Fisiatria e fisiokinesiterapia
Idonietà nazionale a Primario
Ortopedico
Idonietà nazionale a Primario
Fisiatra
Da sempre Medico Ospedaliero a
tempo pieno
Medico dirigente della
divisione di Ortopedia dell'Ospedale di Asola dal 1978
Infine, dopo 25 anni di sala
operatoria, Medico dirigente del Servizio di Fisioterapia ed
Elettromiografia dell'Ospedale di Asola.
Breve storia della terapia della spalla dolorosa
Dal 1978 al 2002 tutti i
pazienti affetti da “spalla dolorosa” venivano destinati alla sala
operatoria se presentavano :
-
lesione dei tendini della
cuffia rotatori
-
calcificazioni
periterndinee o periarticolari
-
sindrome da conflitto (impingement)
-
capsulite adesiva
-
omartrosi
Ogni anno centinaia di
interventi, prima a cielo aperto e poi in artroscopia, fino al 2002
Nel 2002, dopo anni di
studi, venne individuata e documentata una diversa patogenesi, cioè
una diversa causa responsabile della spalla dolorosa .
In
realtà già alla fine degli anni novanta molti riscontri clinici e
strumentali lasciavano capire che la spalla dolorosa non poteva
essere causata da “lesione dei tendini della cuffia” o da
“calcificazioni periarticolari” o della cosiddetta “sindrome da
conflitto”, perché queste alterazioni anatomiche spesso presenti
nella “spalla dolorosa”, erano altrettanto frequenti in spalle
clinicamente sane. Già allora si intuiva quindi che queste
alterazioni anatomiche molto probabilmente non erano la causa della
patologia della spalla, ma non si sapeva ancora da dove potesse
originare quella sintomatologia dolorosa che colpiva la spalla.
A conferma di queste tesi
basterebbe frequentare un qualsiasi Servizio di Radiologia
Ospedaliero ove è possibile riscontrare, quasi ogni giorno, la
presenza di esami che documentano “lesioni o tendinosi del
sovraspinato”, oppure “calcificazioni periarticolari”, o anche
“sindromi da conflitti”, ecc. in pazienti che non hanno mai avuto
alcun problema alle spalle e che spesso praticano anche attività
sportive che impegnano gli arti superiori (tennis, nuoto, ecc.).
Agli inizi del 2002 fu
individuata una variazione di pressione nell'articolazione gleno –
omerale presente solo in pazienti affetti da spalla dolorosa.
Variazione pressoria sufficiente a provocava uno squilibrio statico
(cioè a riposo) e/o dinamico (cioè ai movimenti). Tale variazione
non era mai presente nelle spalle clinicamente sane.
Si comprendeva così nel 2002
(per la prima volta nella letteratura ortopedica) il diverso
comportamento della spalla dolorosa, che, a seconda della variazione
pressoria statico-dinamica poteva essere prevalentemente statica
(cioè spalla dolorosa che si accentuava col riposo notturno), o
prevalentemente dinamica (dolente solo ai movimenti di apertura e
rotazioni).
Individuata la causa della
malattia sono state elaborate tecniche idonee a modificare l'assetto
pressorio - emodinamico della spalla senza bisogno di operazioni.
Il successo della terapia
denominata “allineamento frizionato” è dovuto al fatto che dette
manovre agiscono direttamente sulla causa della malattia mentre
l'intervento chirurgico agisce sulla patologia della spalla tramite
effetto collaterale (perchè indirettamente ne modifica le
pressioni).
A partire dal 2003 i pazienti
affetti da “spalla dolorosa” non sono più stati indirizzati alla
terapia chirurgica. A tutti è stata prospettata anche una terapia
ambulatoriale denominata “allineamento frizionato” alternativa
all'intervento.
Tra dubbi e diffidenze,
(sopratutto nei primi anni), molti pazienti sceglievano la terapia
chirurgica. Talvolta pazienti che (in attesa dell'intervento)
avevano accettato di fare il trattamento ambulatoriale e che erano
già guariti con l'allineamento frizionato, non si fidavano dei
risultati ottenuti e confermavano l'intervento (prenotato in
precedenza) per timore di una recidiva della sintomatologia
dolorosa.
Col passare degli anni, i
risultati ottenuti con la tecnica di “allineamento frizionato” (di
gran lunga migliori rispetto alla terapia chirurgica) hanno via via
dissipato dubbi e timori e, a partire dal 2004, nessun paziente ha
più optato per la terapia chirurgica.
Dopo i primi due anni di
attività, nel 2004, visti i risultati ottenuti con tecnica di
“allineamento frizionato” e constatato che a due anni di distanza
non c'erano state recidive, abbiamo inviato relazioni sulla nostra
esperienza clinica ai maggiori Organismi Sanitari Istituzionali,
sollecitando la nomina di una Commissione scientifica idonea a
valutare le nuove acquisizioni patogenetiche e terapeutiche.
Comunicazioni sulla nuova
terapia ambulatoriale sono state inviate:
-
–
alla SIOT (Società Italiana
Ortopedia e Traumatologia) di Roma,
-
–
alla SIMFER,
-
–
alla Società Italiana di
“Chirurgia della spalla”,
-
–
al Presidente dell'Ordine dei
Medici della provincia di Mantova,
-
–
ai Ministri alla salute che si
sono avvicendati negli ultimi anni,
-
–
al Presidente dell'Istituto
Superiore di Sanità a Roma,
-
–
al Governatore ed all'Assessore
alla Sanità della Regione Lombardia,
-
–
ai Direttori delle maggiori
Cliniche Ortopediche Universitarie,
-
–
ai Primari Ortopedici dei
maggiori Ospedali Italiani, ecc.
Finalmente, dopo 5 anni, nel
giugno 2009 è stata nominata la Commissione, che, dopo pochi mesi,
si è arenata nella palude della burocrazia.
A seguito della sospensione
delle attività
della Commissione Scientifica, nel 2010 dimissioni dall'Ospedale ed
inizio dell'attività extra-ospedaliera.
Internet ed Informazione
Grazie ad Internet centinaia
di pazienti destinati alla sala operatoria sono stati curati e
guariti velocemente in ambulatorio, senza dolore e senza intervento
chirurgico.
Purtroppo questa fonte di
informazione libera e senza controlli espone anche a dei rischi.
Non solo pazienti ma spesso
anche Medici possono trovare difficoltà a distinguere le
informazioni dalle speculazioni.
Per aiutare i lettori a
difendersi dai tanti squali che affollano questo mare informatico è
utile ricordare che :
-
La stragrande maggioranza
delle spalle dolorose guarisce da sola, spontaneamente in 1 – 2
mesi (basta aspettare) .
-
La fisioterapia può solo
accelerare il processo di guarigione (effetto di induzione) ma
in nessun caso può essere alternativa all'intervento.
Alcune volte può essere anche
dannosa se si accompagna a movimenti forzati della spalla . Si
ricorda che una articolazione bloccata è una difesa dell'organismo.
Il dolore è una spia che segnala la presenza di una patologia.
Meglio non forzare una spalla dolorosa perchè si rischia di
aggiungere ulteriore danno ad una articolazione già sofferente.
Nessuna fisioterapia può
essere sostitutiva dell’intervento chirurgico.
La fisioterapia trova
indicazione nelle spalle non chirurgiche e dopo l’intervento, per la
riabilitazione dell’articolazione.
-
La tecnica di
“allineamento frizionato” viene fatta solo ad Asola (MN)-
-
L'allineamento frizionato
non è una fisioterapia, ma viene eseguita da Medico Ortopedico e
Fisiatra con lunga esperienza di sala operatoria
-
La tecnica di
“allineamento frizionato” risulta migliore rispetto
all'intervento chirurgico perchè agisce direttamente sulla causa
della malattia (variazione pressoria - emodinamica) e non sulle
alterazioni che possono accompagnare o meno la spalla dolorosa.
(Ricordiamo che la degenerazione del sovraspinato dopo i 43 anni è
fisiologica ed asintomatica. La calcificazione tendinea o
periarticolare ed il restringimento della spazio sottoacromiale sono
exstra-articolari e non interferiscono con l'articolazione a
riposo). |
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a
partire dal 01 settembre 2011,
per
accedere al trattamento é necessario
Prenotare visita dott. perrino al numero telefonico
368.7755701
dal lunedì al venerdì ore 09.00
SI
COMUNICA CHE, A CAUSA DELL'ECCESSIVO NUMERO DI RICHIESTE,
I TEMPI DI
ATTESA POTREBBERO ESSERE LUNGHI
Per
medici e pazienti informazioni all'indirizzo
e-mail:
perrinoclaudio@alice.it |
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Il sito
http://www.spalladolorosa.it in poco tempo ha superato i 78.000
contatti.
Viene aggiornato con i chiarimenti
richiesti da tanti Medici di base, Medici
Ortopedici, Fisiatri
e pazienti.
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Questo lavoro che qui
viene pubblicato ha
richiesto quasi 8 anni di studi, ricerche, riscontri scientifici ed
esperienze cliniche.
Viene
pubblicato su INTERNET perchè è rivolto
non solo ai Medici Generici, Ortopedici,
Fisiatri e di tutte le altre discipline, ma anche ai
pazienti, che, una volta informati, possono scegliere la terapia più
idonea.
Il successo avuto da questa
pubblicazione fin dalla prima apparizione è andato oltre qualsiasi
previsione.
Centinaia di telefonate (di
Medici e pazienti) ed oltre 200 e-mail
inviate ogni anno soprattutto da Colleghi Medici, mi spingono ad
ulteriori chiarimenti. |
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Chiarimenti e Patogenesi
(Causa della
malattia)
Le richieste
più numerose da parte dei Medici riguardano la patogenesi
(cioè vogliono conoscere la vera causa della spalla
dolorosa).
Come verrà dimostrato
più avanti (vedi paragrafo successivo riservato ai Medici)
la causa della “spalla dolorosa” non può
essere nè la
“lesioni del sovraspinato
e/o dei tendini della cuffia”, nè
la "sindrome da conflitto"” nè
la "periartrite
calcifica"” nè
la “artropatia
degenerativa” .
Posso
anticipare
che non si tratta di una alterazione
meccanica e/o distrettuale ma di una malattia di natura sistemica che
può colpire la spalla o il polso dando luogo alla
“spalla dolorosa”
o al
“tunnel carpale”.
Raramente può interessare la loggia antero-laterale
della gamba (“sindrome del tunnel fibulare”).
Una sola
patogenesi, una stessa malattia, che, se colpisce la spalla porta alla
“spalla dolorosa”,
se colpisce il polso porta al “tunnel carpale”.
E’
interessante notare che, trattandosi di malattia sistemica, sia la
“spalla dolorosa” che il “tunnel carpale” potrebbero
essere curate (e guarite) non solo con la tecnica di
“allineamento frizionato”, ma anche con sostanze farmacologiche già
presenti in commercio.
Ampia e
documentata esposizione sulla patogenesi e sulla clinica della
“spalla dolorosa” viene
riportata nel 2° e 3° capitolo (“eziopatogenesi
e clinica della spalla dolorosa”)
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Materiali
e
Metodi
In totale i
pazienti sofferenti di “spalla dolorosa” trattati
presso il nostro Centro Ospedaliero dal dicembre 2002 al dicembre 2006
sono stati 432. Quasi tutti erano in
attesa di intervento chirurgico.
Di
questi solo 10 hanno poi confermato l’intervento. Trattasi di
10 casi avuti in cura all’inizio della nostra esperienza (dal
2002 al 2005), quando la
tecnica con l’allineamento frizionato muoveva i primi passi.
Va precisato che
all’inizio (anni 2002
– 2003) c’era molto scetticismo su questa nuova
terapia e capitava spesso che alcuni pazienti, pur dichiarandosi
soddisfatti del trattamento, non si fidavano e confermavano
l’intervento per non perdere la
prenotazione.. Si
è trattato comunque di rarissimi casi che col tempo sono
scomparsi.
A partire
dall’ottobre 2005 nessun paziente è stato
più operato (da Novembre 2005
a dicembre 2006 sono stati trattati 112
spalle dolorose)..
Il rapporto
femmine – maschi è stato di 2:1
(in realtà la patologie è equamente distribuita
nei due sessi, ma le donne hanno manifestato maggiore
disponibilità verso le nuove terapie)
Il
range di
età fra 25 e 86 anni (età media intorno ai 55
anni)
|
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PATOLOGIE
*
“sindrome da conflitto”,
*
“lesione del
sovraspinato”
*
“rottura del
sovraspinato”
*
“tendinosi
del sovraspinato e conflitto”
*
“lesione
massiva dei tendini della cuffia dei rotatori”,
*
“periartrite calcifica”
A questi si sono aggiunti 13
casi di “artropatia
degenerativa di spalla” in attesa
di intervento di artroprotesi |
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SINTOMATOLOGIA
I° Gruppo
– gravità 4-
“capsulite
adesiva”- costituito dal 9% dei pazienti trattati
Arto addotto ed intraruotato.
Rigidità totale, attiva e passiva, con
impossibilità alla
esplorazione dell’articolazione.
Il dolore è molto intenso, anche a riposo, e non
recede con i FANS. Qualche
transitorio sollievo solo con antidolorifici molto forti
(tramadolo,
cloridrato, ketolorac,
ecc)
Il paziente è sofferente e
prostrato, non dorme, spesso è agitato, sta in poltrona (non
riesce a
coricarsi nel
letto) e sorregge l’arto con
cuscini. Quasi mai riesce a trovare
una posizione che allevi il
dolore.
II° Gruppo - gravità 3- costituito dal 62% dei
pazienti trattati
- arto
addotto, lievemente intraruotato,
dolente alla pressione sulla “punta della spalla”.
-
dolore
intenso a riposo (sopratutto notturno). Spesso il dolore impedisce il
riposo a letto, non solo in decubito
sull’arto malato
ma anche in decubito supino.
- dolore
acuto a qualsiasi movimento in abduzione e rotazione interna ed esterna.
- parziale
motilità residua concessa solo in flesso-estensione
per 1/3 della norma, bloccata sugli
altri
piani
III°
Gruppo
–gravità 2- costituito dal 29
% dei pazienti trattati
-
dolore
assente a riposo, con possibilità di ripresentarsi solo di
notte se il paziente dorme in decubito
sull’arto malato.
-
limitazione
funzionale dolorosa con motilità concessa solo in flesso
– estensione per ½ della
-
dolore
intenso e progressivo ai movimenti di rotazione e/o di abduzione
limitati a pochissimi gradi.
Fanno parte di questo III°
gruppo anche 13 pazienti in
attesa di intervento di artroprotesi di spalla.
IV°
Gruppo
– gravità 1- costituito dall’1% dei
pazienti trattati
- dolore
assente a riposo o, in qualche caso, lieve indolenzimento durante il
decubito laterale
sulla
spalla omolaterale
- movimenti concessi su tutti i
piani, dolenti solo alla abduzione (in particolare all’inizio
dell’abduzione)alla circumduzione
ed ai movimenti combinati in extrarotazione ed intrarotazione.
I pazienti lamentano dolore
sopratutto quando eseguono
particolari movimenti, quali infilare
il
capotto o la vestaglia, giocare a tennis (battute),ecc. Raramente arrivano in sala operatoria ed
ancora più raramente arrivano al nostro ambulatorio.
C’è da dire
però che
questi pazienti spesso risultano
difficili da curare . Su 4 casi che abbiamo
trattato 2 sono guariti e 2
sono rimasti insoddisfatti perchè, a conclusione del
trattamento,
è rimasto
un “residuo funzionale doloroso” per quasi 3 mesi.
Col termine “residuo
doloroso” si intende una sintomatologia dolorosa della spalla
che permane
a lungo dopo la fase acuta e
che si presenta solo ai gradi estremi della
mobilizzazione
in abduzione e nelle
rotazioni.
Tutti i
pazienti trattati nel nostro
Ospedale sono stati registrati con la residenza e telefono
METODICA
di TRATTAMENTO
Riassetto
funzionale dell’articolazione mediante tecnica di
“allineamento frizionato” eseguita da Medico
Ortopedico e Fisiatra,
della durata di 10 minuti, a giorni alterni, per un totale di 6 sedute.
In
quasi tutti i pazienti la riduzione della sintomatologia dolorosa
è stata immediata, fin dalla prima applicazione. A partire
dalla 4^ seduta la sintomatologia dolorosa si è
ridotta definitivamente.
Il recupero
della motilità è sempre coinciso con la
riduzione del dolore . A dimostrazione che nella "spalla dolorosa" la
motilità é impedita solo dal dolore e non dalla
“calcificazione periarticolare”
o dalla “sindrome da conflitto” o dalla
“lesione dei tendini della cuffia” .
A questo
proposito vorrei invitare i Colleghi Ortopedici e Fisiatri a non prescrivere nella
“spalla dolorosa” kinesiterapie forzate
(mobilizzazioni articolari passive e/o attive o con elastici o con
pesi, ecc.) perchè dolorose, inutili e talvolta dannose. Il
miglioramento riferito da alcuni pazienti che eseguono queste
kinesiterapie non dipende dagli esercizi, anzi questi movimenti forzati
rallentano il recupero spontaneo che si verifica in molte spalle
dolorose.
Non si capisce
perchè tanti Ortopedici e Fisiatri, che
ancora oggi ritengono la “spalla dolorosa”
conseguenza di lesioni tendinee
o calcificazioni o conflitti, prescrivono poi mobilizzazioni attive e
passive dell’articolazione, pur sapendo che la mobilizzazione
aumenta la lesione tendinea,
la calcificazione ed il conflitto.
Dall’esperienza
di questi anni abbiamo sempre riscontrato che nella “spalla
dolorosa” la riduzione della motilità è
legata esclusivamente al dolore che impedisce la funzione (il dolore è una difesa
dell’organismo).
Il
dolore che persiste nel tempo (dopo farmaci, laserterapie,
ionoforesi, ultrasuoni, ecc,)
rappresenta una spia che segnala una patologia
dell’articolazione che va curata prima del recupero
funzionale. Finito il dolore la spalla riprende il suo movimento senza
bisogno di alcuna terapia.
Col passare
degli anni l’esperienza acquisita ha portato a progressivo
miglioramento delle tecniche di “allineamento
frizionato” che fin dall’inizio hanno sempre avuto
risultati migliori rispetto alla terapia chirurgica.
Criteri di
valutazione clinica
Abbiamo
considerato i seguenti parametri
-
Dolore
a riposo (sopratutto notturno)
-
-
-
A
seconda dei
risultati raggiunti i pazienti trattati sono
stati divisi in 4 gruppi:
- Recupero completo e totale della articolazione senza
dolore.
-
I pazienti possono riprendere
l’attività lavorativa e/ o sportiva
b) Notevolmente
migliorati (11%)
-
Scomparsa del dolore a riposo
(sia di giorno che di notte).
-
Mobilizzazione passiva concessa
come di norma e non dolente
- Mobilizzazione attiva in flesso-estensione
completa e senza dolore .
-
Mobilizzazione attiva in
abduzione, consentita fino all’orizzontale e lievemente
dolente a fine
-
Mobilizzazione attiva in intra ed exstrarotazione
concessa per 2/3 della norma, dolente solo ai
- Scomparsa del dolore a riposo (sia di giorno che di notte).
- Mobilizzazione attiva in flesso-estensione
completa e senza dolore .
- Mobilizzazione attiva in abduzione, senza dolore,
consentita fino all’orizzontale
-
Mobilizzazione attiva in intra ed exstrarotazione
concessa per 1/3 della norma, dolente solo ai gradi estremi.
Mobilizzazione
passiva concessa su tutti i piani, dolente solo nelle rotazioni ed in abduzione
d) Lievemente
migliorati (1,8%)
- Riduzione della sintomatologia dolorosa a riposo. Il paziente riesce
a dormire ma con lieve
dolore
che si accentua durante i movimenti notturni e/o con il decubito
sull’arto malato.
- Mobilizzazione attiva concessa in
flesso-estensione
per 1/2 della norma senza dolore.
- Mobilizzazione attiva in abduzione limitata a pochi gradi e
riferita dolente.
- Mobilizzazione passiva in flesso-estensione
per ½ della norma dolente a fine escursione.
- Mobilizzazione passiva in
abduzione concessa per 1/3 della norma e riferita dolente.
- Impossibile la mobilizzazione oltre l’orizzontale
- Impossibili le rotazioni.
-Pazienti che
non hanno avuto
nessun beneficio dopo “allineamento
frizionato”
-Persiste
il dolore intenso a riposo (diurno e notturno), con accentuazione della
sintomatologia
a
qualsiasi tentativo
di movimento attivo o mobilizzazione passiva della
spalla.
-Motilità attiva concessa
solo in flesso-estensione
per pochissimi gradi e fortemente
dolente,
bloccata
sugli altri piani.
-
Motilità passiva limitata a pochi gradi in flesso-estensione, impossibile
sugli altri piani.
Tipologia
dei pazienti trattati
Dei 432 pazienti
trattati, 410 sono arrivati alla nostra osservazione dopo essersi
sottoposti a ripetuti trattamenti fisioterapici (laser, onde
d’urto, ecc) e/o infiltrazioni, agopuntura, mesoterapie, ecc.
Oltre il 90% dei
432 pazienti era in lista d’attesa per l’intervento
chirurgico (in artroscopia
a cielo aperto) o per artroprotesi.
Periodo
intercorso dall’inizio della sintomatologia dolorosa
all’inizio del trattamento con “allineamento
frizionato” va da un minimo di 1 mese ad un massimo di 6 anni.
Quasi tutti i
pazienti sono arrivati al trattamento previo prenotazione visita
specialistica.
Solo 8 pazienti
si sono presentati direttamente al nostro ambulatorio lamentando dolore
che negli ultimi giorni si era acutizzato. Di questi ben 6
erano delle
“spalle dolorose
acute” (che la sera prima erano state al pronto soccorso), con
blocco completo dell’articolazione
ed impossibilità al decubito supino (era concesso
solo qualche ora di riposo sulla poltrona, con due cuscini).
Provenienza dei
pazienti : da tutte le
Regioni d’Italia .
Informazione
:
-
il
70% dei pazienti è stato indirizzato da parenti,
amici o conoscenti già trattati presso il nostro centro Ospedaliero
(passaparola).
-
il
26 % dei pazienti è stato stati indirizzati dal Medico
curante (nei primi due anni
solo il 3% era stato inviato dal Medico di famiglia).
-
n.
9 pazienti sono
stati inviati da Medici specialisti
Reumatologi
-
n.
5 pazienti sono
stati inviati da due Medici Ortopedici Ospedalieri (Dirigenti
1° livello),
-
n.
2 pazienti sono stati inviati da un Primario Ortopedico
-
n.
1 paziente è stato
indirizzato da un Fisiatra.
Professioni : ugualmente distribuiti fra
impiegati di concetto, operai, pensionati e casalinghe.
Sono stati curati, tra gli altri, 22 Medici
(generici, chirurghi, ortopedici, ecc.)
(A titolo informativo si precisa che successivamente, a partire
dal 2006, quasi il 40% dei pazienti giunti al nostro ambulatorio
hanno riferito di essere venuti a conoscenza della tecnica di
“allineamento frizionato” tramite internet).
FOLLOW - UP
Ad oltre 6 anni
di distanza dai primi casi trattati con questa tecnica non si
è registrata nessuna recidiva
.
I tempi di
guarigione si aggirano mediamente intorno ai 20 giorni .
In qualche raro
caso la sintomatologia dolorosa è durata più
tempo (50 –60 giorni).
In 15 casi,
terminate le 6 sedute, la sintomatologia dolorosa non si è
spenta del tutto
(come se fosse rimasta latente) e
si è ripresentata dopo 10 – 15 giorni dal
trattamento. Per questi pazienti è stato sufficiente
eseguire dei richiami (altre 5 sedute): tutti sono guariti con il
trattamento aggiuntivo(tranne una paziente di Lucca che per motivi di
lavoro non ha potuto eseguire i richiami).
Facendo un
confronto con la terapia chirurgica si evidenzia come, con la tecnica
di “allineamento frizionato” i risultati sono
più
affidabili e duraturi. Sopratutto
in considerazione delle possibili recidive (come
segnalato al Congresso di Riva del
Garda) e delle
aderenze che talvolta possono ripristinare una
sintomatologia dolorosa anche a distanza dall’intervento
chirurgico .
Tempi
Il trattamento
con tecnica di “allineamento frizionato” prevede un
tempo medio di guarigione che va dai 12 ai 30 giorni. Durante tale
periodo non servono nè
terapie farmacologiche nè trattamenti
fisioterapici, perchè la
sintomatologia dolorosa si riduce o scompare dopo le prime 4 sedute.
Un
discorso a parte merita la “capsulite adesiva vera” , che necessita di almeno 70
giorni, -dopo il trattamento-, per il recupero della funzione della
spalla. In questo periodo il paziente deve solo aspettare (una volta sistemata, la
spalla guarisce da sola).
Di
“capsulite
adesiva” ne abbiamo trattate molte e, a distanza di tempo,
sono quasi tutte guarite. Vanno segnalati però 2 casi di
“spalla congelata” che hanno richiesto 5 o 6 mesi
(ricordo una signora di Udine che è ancora in via di
guarigione dopo 5 mesi ed una signora di Genova che, dopo 4 mesi
è solo lievemente migliorata- so che non è stata operata ma non ho altre
notizie-).
TOTALE PAZIENTI
TRATTATI con
“ALLINEAMENTO FRIZIONATO” n. 432
-
Lesione e/o calcificazione del sovraspinato
- Lesioni massiva
dei tendini della cuffia
dei rotatori
-
Periartrite
calcifica
-
Sindrome da conflitto
- Artropatia degenerativa
(i confronti vanno fatti con l'intervento di artroprotesi)
|
|
CONFRONTO
CON LA
TERAPIA CHIRURGICA (artroscopia o a cielo aperto) |
|
ALLINEAMENTO
FRIZIONATO
|
TERAPIA CHIRURGICA
|
|
Guariti..................................349...(81%)
Notevolmente
migliorati......
47.......(11%)
TOTALE 92%
|
Guariti...............................68%
Notevolmente
migliorati....... 7%
TOTALE 75%
|
|
Migliorati........25............................(6%)
Lievemente
migliorati.....7...............(1,8%)
|
Migliorati.......................... 19%
Lievemente
migliorati .. .......2%
|
|
Invariati..........1..............................(0,2%)
|
Invariati...........................
4%
|
|
Tempo
di guarigione...........15 - 30
giorni
|
Tempo
di guarigione.....dai 3 ai 4 mesi
|
|
Assenza
dal lavoro................5 - 15
giorni
|
Assenze
dal lavoro..... dai 2 ai 3 mesi
|
|
Controllo a 6 anni di distanza.......nessuna recidiva
|
Percentuale di recidive diversamente presenti, legate
a trauma chirurgico (più o meno invasivo), riabilitazione
dolorosa, aderenze
|
|
Disagi
per il
paziente....nessuno
|
-
Disagi per
il paziente...... ricovero, anestesia, intervento
doloroso, riabilitazione lunga e dolorosa
|
|
| |
Osservazioni e
critiche:
Alcuni Colleghi Ortopedici
hanno osservato che negli ultimi anni la terapia chirurgica ha
visto crescere la percentuale dei pazienti migliorati e/o guariti.
Questa osservazione è giusta ma va anche
aggiunto che il miglioramento della casistica non dipende da
variazioni della tecnica operatoria (sia
artroscopicache a cielo aperto) bensì dall’allargamento della
indicazione chirurgica anche a spalle meno impegnate, ove in passato
si era più propensi a preferire terapie incruenti o ad aspettare un
possibile recupero spontaneo.
A questo proposito è
opportuno ricordare che spesso il paziente accetta l’intervento
chirurgico perchè
non sa che:
-
l’intervento (in artroscopia
o a cielo aperto) è doloroso,
-
dopo l’intervento deve stare con un
tutore che blocca il braccio al tronco per 25 giorni,
-
dopo i 25 giorni inizia una lunga e
dolorosa riabilitazione che dura dai 2 ai 4 mesi,
-
in una piccola percentuale di casi,
dopo l’intervento, la lesione può recidivare (vedi Congresso
Riva del Garda)
-
la
recidiva può essere irreparabile
(Congresso di
Riva del Garda su “Recidiva di rottura di cuffia dei rotatori –
ottobre 2004-)
-
ANALISI
della CASISTICA
Pazienti trattati con “Allineamento
Frizionato”
-
TOTALE PAZIENTI
..........432
-
Guariti : 349
(Pari a 81%)
Pazienti totalmente
guariti senza residuo alcuno entro 15– 30 giorni dalla fine
del trattamento.. Tutti hanno ripreso la normale attività
lavorativa dopo 10 –15 giorni
Solo un maestro di
tennis ha fatto sapere di aver ripreso il suo lavoro ma di
avvertire un leggero indolenzimento alla spalla quando
esegue le battute (durante le partite di tennis). E’ stato
inserito in questo gruppo perchè ultimamente ha partecipato
a tornei di tennis con buoni risultati ed il dolorino
riferito per alcuni mesi si è lentamente risolto con il
potenziamento muscolare.
Patologie principali
che rientrano in questo gruppo sono:
“lesioni
della cuffia”, “periartriti calcifiche”, “sindrome da
conflitto”
Notevolmente
Migliorati : 47 (Pari
a 11%)
Dolore assente a riposo
(sia di giorno che di notte)
Mobilizzazione in
flesso-estensione completa e senza
dolore
Mobilizzazione in
abduzione sopra l’orizzontale concessa per 2/3 della norma e
dolente solo a fine corsa.
Mobilizzazione
nelle rotazioni concessa per 2/3 della norma e lievemente
dolente ai gradi estremi
Patologie che rientrano in questo gruppo
sono principalmente:
“Lesioni
dei tendini della cuffia (in particolare
sovraspinato)
“Artropatie
degenerative in attesa di
artroprotesi di spalla”
“Calcificazioni capsulari
massive”
“Capsulite
adesive “
Va precisato che quasi
tutti questi pazienti raggiungono poi la guarigione completa
dopo 5 o 6 mesi. Rientrano in questo gruppo
per distinguerli da quelli che hanno tempi di guarigione nei
limiti dei 30 giorni.
Migliorati
: 25 (Pari a 6%)
Dolore assente a riposo
(sia di giorno che di notte)
Mobilizzazione in
flesso-estensione completa e senza
dolore
Mobilizzazione sopra
l’orizzontale concessa per ½ della norma e lievemente dolente
. Mobilizzazione nelle rotazioni concessa per ½ della
norma e dolente a fine corsa.
Patologie che rientrano in questo gruppo sono anche:
“Artropatie
degenerative in attesa di
artroprotesi di spalla”
“Calcificazioni capsulari
massive con
fibrosi diffusa inveterata
“Capsuliti
adesive”
Lievemente migliorati
:
7 (pari a 1,8%)
Dolore assente a
riposo. Il dolore si ripresenta però durante la notte se il
paziente dorme su
decubito laterale (sulla spalla dolorosa)
Motilità
concessa senza dolore solo nella
flesso-estensione,
limitata ad 1/3 della norma sugli
altri piani.
Invariati:
1 (pari a 0,7%): nessun beneficio dopo il
trattamento.
PERCORSO
TERAPEUTICO
Tempo
medio di guarigione ==>
20
- 30 giorni
Il dolore si attenua già
dopo la prima applicazione, può ritornare dopo la 2° seduta, per
ridursi definitivamente
(senza recidivare) dopo la 4° seduta.
Tempo medio
necessario alla ripresa della funzionalità della spalla è di 25
giorni.
Nelle lesioni
inveterate con retrazione
capsulare, (ove è presente anche
una tenomiosite
essudativa con sinovite
pericapsulare) il completo recupero funzionale necessita
di altri 30 o 70 giorni.
Un discorso a parte merita
la “capsulite
adesiva”. In questa patologia il dolore a riposo si riduce o
scompare dopo la 5° o 6° applicazione,
ma, per il recupero della motilità, occorrono altri 60 o 90
giorni necessari alla riossigenazione
dei tessuti. Durante questo periodo il paziente non ha dolore a
riposo e non deve fare nessun tipo di terapia (deve solo
aspettare perchè, dopo il trattamento con “allineamento
frizionato” il recupero avviene spontaneamente).
Capsulite adesiva
Con l’esperienza abbiamo
modificato i tempi di trattamento della “capsulite
adesiva”
Attualmente il trattamento
della capsulite adesiva prevede il
seguente percorso :
-
n.6 sedute a giorni alterni, seguite
da
-
n.1 seduta settimanale per 2/4
settimane (se necessarie).
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Capitolo
destinato ai Medici
Generici, ai Medici Ortopedici, ai Medici
Fisiatri e Reumatologi |
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Quando è stata individuata la patogenesi della
“spalla dolorosa” ho avuto molti dubbi sulla opportunità di rendere
note le nuove acquisizioni.
Dubbi e perplessità legati agli “effetti collaterali”
a danno dei tanti Colleghi Ortopedici, delle centinaia di “Case di
cura” ed “Ospedali convenzionati” e delle tantissime “Aziende
parasanitarie” che gestiscono attività legate all’intervento in
artroscopia (vedi ditte prodruttrici di apparecchiature e sonde
artroscopiche, enti che organizzano corsi per artroscopie di spalla,
meccanici ortopedici che forniscono tutori post-chirurgici,
fisioterapie che hanno investito in onde d’urto o che gestiscono la
lunga riabilitazione post - chirurgica ecc).
I risultati ottenuti con la tecnica di “allineamento
frizionato” però non mi consentivano di trascurare oltre
l’informazione, anche perchè gli stessi pazienti trattati sono
diventati fonti di informazioni ed hanno attivato un “passaparola”
efficientissimo che continua a portare al nostro ambulatorio un
numero crescente di malati provenienti da tutte le provincie
d’Italia (informazione porta a porta).
Nel 1° capitolo (che qui viene pubblicato) vengono
descritte le motivazioni scientifiche che contrastano con le teorie
patogenetiche ufficiale (lesione della cuffia, sindrome da conflitto
e periartrite calcifica), teorie che non reggono ai riscontri
clinici e strumentali.
Successivamente, nel 2° e 3° capitolo verranno
presentate patogenesi e clinica della "spalla dolorosa". Questi
capitoli sono pronti da oltre un anno, in attesa di essere
presentati ad un Congresso SIOT o FIMAR (semmai gli Organizzatori
vorranno invitarmi). |
| |
“SPALLA DOLOROSA”
Introduzione
Sono
escluse da questa esposizione le fratture traumatiche o secondarie a
neoplasie della spalla, le artropatie congenite (vedi lussazione
abituale di spalla), le artropatie dismetaboliche, le artropatie
neurologiche, le patologie tumorali, le artriti reumatoidi, le forme
specifiche, le
forme settiche.
Dimostreremo in questo capitolo
come e perché le ipotesi patogenetiche ( “lesione
della cuffia”, “periartrite” e
“sindrome da conflitto”) non reggono ai riscontri
clinici e strumentali.
“Periartrite
di spalla“, “Sindrome
periscapolo-omerale”, “Malattia di
Dupley”, “Artropatie
gleno-omerali”,“Artropatie da rottura della
cuffia”,“Artropatie da
conflitto”,“Sindrome spalla - mano” ecc...
Si
intende per “spalla dolorosa” una sintomatologia
dolorosa localizzata alla spalla che può irradiarsi fino al
3° medio distale del braccio e può esacerbarsi alla
mobilizzazione attiva e passiva dell’articolazione o con il
riposo notturno. Insorge senza
causa apparente o in seguito ad un evento traumatico (anche lieve), a variazioni climatiche, a
posture viziate, a contrattura protratta e/o intensa
attività dei muscoli del cingolo scapolo-omerale.
La
letteratura ortopedica pone alla base
della “spalla dolorosa” tre possibili lesioni
anatomiche che interessano tre apparati differenti : alterazioni di
tipo tendinee (lesioni di uno o più tendini della cuffia),
scheletriche (sindrome da conflitto), capsulari e pericapsulari
(periartriti calcifiche).
Lesioni
anatomiche differenti che agirebbero singolarmente o insieme nel
determinare la sintomatologia che caratterizza la “spalla
dolorosa”.
Sintomatologia
– patogenesi – lesione anatomopatologica:
La
corsa alla chirurgia di spalla (sopratutto artroscopica) che ha
caratterizzato l’ultimo decennio ha lasciato dei vuoti in
campo patogenetico e diagnostico .
Fiumi
di pagine sono state scritte su “sottili”
differenze cliniche e sintomatiche fra le varie alterazioni anatomiche
ritenute responsabili della malattia.
Dall’esperienza
clinica emerge che
(a prescindere dalle presunte alterazioni anatomo-patologiche) la
sintomatologia della
“spalla dolorosa” è sempre la stessa:
-
dolore in corrispondenza del margine antero
– inferiore dell’acromion, con irradiazione
(di
norma) fini al terzo medio laterale dell’omero
-
pressione digitale fortemente dolente in
corrispondenza del margine anteriore dell’acromion (che gli
Autori Anglosassoni chiamavano la ”punta della
spalla”)
-
dolore che si accentua con i movimenti attivi
e passivi(sopratutto in abduzione)
e/o con il riposo notturno.
Tutto il resto
è poesia.
Tanto
è vero che, per individuare il danno anatomico (presunto),
lo specialista ortopedico è costretto a ricorrere ad
indagini strumentali. E, di norma, l’intervento chirurgico
riparatore viene programmato in funzione della lesione riscontrata alla
rxgrafia, ecografia e/o RMN.
“Per
sapere è necessario dubitare,
perchè il dubbio porta alla
scoperta della verità” (Aristotele)
PRIMA CONSIDERAZIONE
-Tre
lesioni (presunte) per un solo quadro clinico-funzionale-
Nell’organismo
ad ogni lesione anatomo-patologica corrisponde un quadro clinico, che
traduce in sintomi la funzione
del tessuto
lesionato e l’entità della lesione.
In
ogni distretto articolare le diverse patologie che colpiscono i diversi
tessuti si manifestano con segni clinici peculiari.
In
pratica la sintomatologia rappresenta
l’espressione clinica e funzionale del tessuto lesionato.
La
diagnosi viene posta dallo studio dei segni clinici e funzionali che
caratterizzano la lesione responsabile del danno anatomico.
L’indagine
strumentale serve a completamento della diagnosi clinica che ha
già individuato la lesione anatomo-patologica.
Nella
spalla invece, per individuare la “presunta”
lesione ritenuta responsabile della sintomatologia dolorosa
è indispensabile ricorrere ad esami strumentali.
Ad esempio:
Una lesione meniscale del ginocchio si manifesta
con tantissimi segni clinici patognomonici di quella lesione, di per
sè sufficienti a porre diagnosi di meniscopatia. Le indagini
strumentali completano e dimensionano la lesione già
diagnosticata.
Lo
stesso vale per l’ernia discale
e per le altre patologie suscettibili di
terapia chirurgica.
Tutte queste lesioni da sempre hanno avuto una
indicazione chirurgica, anche quando Ecografia, TAC e RMN non
esistevano.
Nell’organismo
ogni patologia che colpisce un tessuto
si manifesta con segni clinici peculiari
:
La epicondilite omerale si
differenzia dall’artrosi di gomito per la scarsa
compromissione articolare (sia in prono-supinazione che in
esteno-flessione), per la pressione dolorosa sull’epicondilo,
per l’accentuarsi del dolore alla contrazione dei muscoli
epicondiloidei, per la persistenza del dolore spesso anche a riposo
(fase acuta), ecc. La periartrite d’anca si differenzia dalle
artropatie dell’anca per l’accentuazione del dolore
sul decubito laterale interessato, per la regolare escursione
articolare dell’anca, per la irradiazione del dolore lungo la
fascia lata, ecc. La lesione di un tendine si manifesta con impotenza
funzionale e dolore al tentativo di contrarre il muscolo. Il conflitto
fra due superfici articolari si manifesta con limitazione funzionale e
dolore alla mobilizzazione dell’articolazione.
E
così via per tutte le patologie che colpiscono i vari
distretti articolari.
Nella
“spalla dolorosa” il quadro clinico è
sempre lo stesso (o quasi) a prescindere
dalla presunta lesione anatomica incriminata.
Qui
mancano i segni patognomonici che
caratterizzano una malattia e ne consentono una diagnosi differenziata.
Qui
manca la "corrispondenza clinica" del presunto danno biologico.
I
diversi tessuti incriminati (tendineo, periarticolare, scheletrico)
che, se lesionati, nel resto dell’organismo manifestano segni clinici peculiari
della lesione,
qui perdono la loro specificità.
Nè
diagnosi. nè indirizzo terapeutico possono essere posti
senza gli esami strumentali.
Molti
sono i dubbi :
-
Per quale motivo nella spalla non dovrebbe
esistere una corrispondenza fra lesione anatomica e sintomatologia
clinica?
-
Perchè mai la lesione di un tendine
(lesione della cuffia con dolore
anche notturno) nella spalla dovrebbe comportarsi in un modo
e nel resto dell’organismo in un altro?
-
Perchè la periartrite di spalla
(calcifica o meno) dovrebbe manifestarsi con sintomi tanto diversi
dalle periartriti che colpiscono le altre articolazioni ?
-
Perchè il cosiddetto
“conflitto” si dovrebbe manifestare con sintomi che
non trovano alcuna corrispondenza nella dinamica e meccanica articolare
che origina l’impingement?
-
Quale percorso patogenetico può
giustificare un unico quadro clinico – funzionale per lesioni
anatomopatologiche (scheletriche, capsulari, tendinee) tanto differenti?
Tante
domande senza risposta.
Due
sono le possibilità:
-
O realmente queste lesioni anatomiche differenti sono la causa della
“spalla dolorosa” e, per meccanismi patogenetici
incomprensibili, producono sempre una stessa sintomatologia clinica e
funzionale
-
O
la causa della “spalla dolorosa” è
un’altra. In questo caso il quadro clinico è
sempre lo stesso perchè la lesione anatomo-patologica (che
sta alla base della ”spalla dolorosa”) è
sempre la stessa (diversa da quelle sin qui ipotizzate) . Di volta in
volta, a questa causa si può accompagnare o meno una
“lesione della cuffia”, una “sindrome da
conflitto”, una “periartrite calcifica”,
che si comporterebbero come reperti occasionali.
Lesione
e sintomo
I
sintomi che caratterizzano la “spalla dolorosa”
contraddicono l’ipotesi patogenetica della “lesione
della cuffia”, della “sindrome da conflitto
“ e della “periartrite calcifica”.
Dallo
studio delle presunte lesioni incriminate ne deriva che
l’unico sintomo comune alle tre patologie dovrebbe essere la localizzazione del dolore che si accentua alla
pressione digitale in
corrispondenza del margine anteriore inferiore dell’acromion. Tanto è
anatomicamente possibile perchè le tre
lesioni ipotizzate sono topograficamente
situate nella stessa sede (o quasi) :
-
la lesione della cuffia inizia di norma dal
sovraspinato proprio in questa zona
-
la periartrite calcifica può
interessare (in questo punto) parte della borsa sottoacromiale, della
capsula o dei tendini (Duplay)
-
la sindrome da conflitto trova in questa sede
il restringimento dello spazio sottoacromiale (stessa collocazione
topografica delle altre due lesioni)
Al
di fuori del Tinel positivo, però, le tre strutture
anatomiche (tessuti differenti con funzioni differenti) non possono
condividere nessun’altra
sintomatologia clinica e funzionale .
Sin
qui le incongruenze di carattere generale che pongono seri dubbi
sull’origine della “spalla dolorosa” .
Nel primo capitolo vedremo le tante incongruenze legate a ciascuna
delle presunte lesioni anatomopatologiche (
conflitto, cuffia, calcificazione)
ritenute responsabili della malattia.
Terapia tradizionale:
La
spalla dolorosa trova una prima indicazione terapeutica nei FANS.
Spesso
vengono praticate infiltrazioni con discreto successo.
In
molti casi si rende necessario anche un trattamento fisioterapico
(ultrasuoni, onde d’urto, laser, ionoforesi, ecc).
Di
norma, quando il trattamento farmacologico e fisioterapico risultano
inefficaci, si ricorre alla terapia chirurgia . E quasi sempre i
pazienti accettano
l’intervento perchè convinti che sia l’unica alternativa
all’intenso dolore che li affligge. Solo una piccola
percentuale (sopratutto sportivi) sceglie l’intervento per
riconquistare una completa motilità
della spalla .
|
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Capitolo 1°
Perchè
la “sindrome da conflitto”,
la “lesione della cuffia”, la
“periartrite calcifica”
non possono essere responsabili della “spalla
dolorosa”
CONSIDERAZIONI DI CARATTERE
GENERALE
Lesione
anatomica e sintomo:
Si
parte dall’osservazione :
Nella
“spalla dolorosa” qualità e
quantità del sintomo doloroso sono indipendenti
dall’entità della presunta lesione anatomica .
Difficilmente il sintomo doloroso e la limitazione funzionale sono
proporzionati al danno riscontrato alle indagini strumentali. Spesso
spalle dolorosissime non trovano alcun riscontro strumentale e
viceversa.
Caratteristiche
della spalla dolorosa :
-
Sede
del dolore: sopratutto alla superficie anteriore della
spalla. Spesso si irradia fino al terzo medio distale del braccio.
-
Intensità
del dolore: nella “spalla
dolorosa” (di origine scheletrica, tendinea o pericapsulare)
non c’è corrispondenza
fra intensità del sintomo doloroso ed
entità del danno anatomico ritenuto responsabile della
patologia .
-
E’
frequente osservare (alle rxgrafie eseguite per altri
motivi) enormi calcificazioni periarticolari
silenti e/o massive lesioni della cuffia totalmente
asintomatiche.
-
In
molti casi ad un intenso dolore non corrisponde alcuna lesione
evidenziabile alla Ecografia ed alla Risonanza.
-
Evoluzione
della malattia: non
c’è corrispondenza fra andamento del dolore e
lesione anatomoca ritenuta responsabile della malattia.
-
Calcificazioni
periarticolari o conflitti possono persistere anche dopo la guarigione
del sintomo doloroso.
Quali
non sono le cause
della “spalla dolorosa”
Prima
di parlare della ezio-patogenesi che porta alla spalla dolorosa
(capitolo secondo), vediamo quali non
sono le cause della “spalla dolorosa” e
perchè.
Attualmente
la letteratura ortopedica individua tre cause principali quali responsabili del
dolore e della limitazione funzionale della malattia :
-
tendinee (lesione
della cuffia)
-
scheletriche
(sindrome da conflitto),
-
capsulari (calcificazione
periarticolare).
|
|
A)
Cause tendinee:
“lesioni tendini della cuffia”
Negli
ultimi tempi (con il miglioramento della tecnica ecografica e della
RMN) si tende a colpevolizzare sempre di più
la componente tendinea, fisiologicamente
esposta ad alterazioni fibrotiche. Trattasi
di lesioni inveterate, di tipo degenerativo, ove può anche
mancare l’evento traumatico.
Secondo la teoria corrente i
tendini della cuffia (sopratutto sovraspinato) a seguito di una lesione
(regressiva – degenerativa) sarebbero alla base della
“spalla dolorosa”.
Il
sintomo doloroso sarebbe la conseguenza della lesione dei tendini che
eserciterebbero una maggiorata azione di attrito e compressione fra
testa dell’omero ed arco coraco-acromiale.
Ipotesi
contraddittoria e poco credibile perché:
-
un tendine debilitato riduce e non accentua la
sua azione sulla articolazione
-
un tendine lesionato non provoca dolore se non
attivato (qui invece c’è dolore anche a riposo)
-
ecografie e risonanze magnetiche (eseguite per
altri motivi) spesso mostrano lesioni dei tendini della cuffia
totalmente silenti. Incomprensibile quindi
come una stessa lesione possa essere dolorosa ed invalidante per alcuni
ed asintomatica per
altri.
-
Le
elettromiografie eseguite prima e dopo l’intervento non
mostrano sostanziali differenze (con potenziali
piccoli e frequenti).
-
L’evoluzione della lesione tendinea
(quando presente) non interferisce con la sintomatologia dolorosa della
spalla. La “spalla dolorosa” può
evolvere verso la guarigione e la lesione del tendine rimanere invariata
e viceversa.
Tutto questo
contrasta con l’origine tendinea della malattia .
In realtà
una lesione dei tendini della cuffia (vedi sovraspinato) è
evenienza abbastanza frequente ed asintomatica a partire dalla quinta
decade di vita.
Già
in passato numerosi Autori concordavano
sul giudizio di “occasionalità” di tali
alterazioni, che possono
accompagnare o meno la “spalla dolorosa”. .
La
frequenza delle lesioni tendinee (in particolare del sovraspinato) in
questo distretto articolare dipende:
-
dalla
ridotta vascolarizzazione della cuffia e del
tendine sovraspinato in particolare, che,
sopratutto in prossimità della inserzione omerale, presenta
anche una zona di ipovascolarizzazione chiamata “zona
critica”.
-
dalle condizioni anatomo – funzionali della cuffia dei
rotatori, ove il metabolismo dei tendini è condizionato
dalle forze di trazione (a
riposo) e dalla intensa attività di contrazione (durante il movimento) in direzione
tangenziale e su
leva svantaggiosa.
Secondo
Uthoff e Sarkar (1991) le "lacerazioni degenerative" complete o
incomplete rappresentano il gruppo più vasto di rotture
della cuffia dei rotatori: "La degenerazione della
cuffia si rende manifesta nella quinta decade di vita ed é
caratterizzata dalla rottura e dal logoramento delle fibre collagene e
dall'assottigliamento dei fasci di fibre. La cellularità del
tendine sovraspinato si riduce ed il tessuto connettivo interfasciale
aumenta. Queste alterazioni sono attribuite alla peculiare
vascolarizzazione della zona critica del tendine, zona predisposta ad
episodi ipossici ed alla degenerazione". (vedi: "I Tendini"
vol.II°, Laszlò - Kannus).
Nel
1950 all’indagine autoptica De Palma
svolse approfonditi studi su 96 spalle di soggetti precedentemente sani
(cioè individui senza problemi alla spalla)
e dimostrò una rottura della cuffia (completa o parziale)
nel 37% dei casi.
Peterson e Gentz (1983) su 170 reperti autoptici
hanno osservato il 19% di rottura parziale del sovraspinato ed il 13%
di rottura completa (“I Tendini vol.
II°” – Ravizza).
Lo
stesso riscontro autoptico è stato fatto da Lohr
ed Uhthoff (1987)
che hanno esaminato 306 cuffie dei rotatori, rilevando il 32% di
lacerazioni parziale ed il 20% di rotture complete (Vedi
“I tendini” vol II di Làszlò
– Kannus Ravizza pag.246).
In effetti,
come riportato da molti Autori in passato (fra i quali spiccano Cotton e Dideout) una degenerazione della
cuffia dei rotatori sembra rientrare nel campo fisiologico e si rende
manifesta a partire dalla quinta decade di vita. Tale lesione è
caratterizzata da fibrosi delle guaine tendinee,
dall’assottigliamento dei fasci di fibre, dal logoramento e
spesso rottura delle fibre collagene.
Trattasi di
lesioni della cuffia che non hanno niente a che vedere con la
“spalla dolorosa”.
Per ulteriore
chiarimento, Cotton e Dideout nel
1964, pubblicarono una ricerca ove risultava che,
all’indagine autoptica, avevano riscontrato una lesione
(parziale o totale) asintomatica della cuffia dei rotatori da un minimo
del 20% ad un massimo del 50% dei soggetti
con più di 50 anni.
E
se tanto non dovesse bastare, si ricorda che:
-
La sintomatologia
post-chirurgica può regredire a prescindere dalla corretta
ricostruzione dei tendini della cuffia (vedi Eco o RMN
post-chirurgiche).
-
Il miglioramento della
sintomatologia dolorosa non “corrisponde”al
tracciato elettromiografico
-
Non vi é alcun nesso fra intensità del dolore e
numero dei tendini lesionati e/o estenzione della lesione (pazienti con
intensi dolori possono presentare alla RMN lesioni piccolissime e
viceversa). L'intensità della sintomatologia non
"corrisponde" quasi mai all'entità del danno presunto.
-
In
alcuni casi la terapia infiltrativa risolve il sintomo doloroso. I
tendini lesionati non vengono toccati (anzi il cortisone toglie il
dolore ma può aumentare la distrofia del tessuto tendineo).
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EVOLUZIONE
della LESIONE MUSCOLARE
Difficilmente
le lesioni dei muscoli della cuffia dei rotatori evolvono verso la
guarigione (come spesso succede in altri distretti
dell’organismo), in quanto i fenomeni di riparazione
cicatriziale prevalgono sul processo di rigenerazione.
Ciò
è dovuto a:
a)
scarsa vascolarizzazione della cuffia:
-
“La cuffia dei rotatori ha la
caratteristica di essere poco irrorata”(vedi
Carlo- Marino- Zucco “Ortopedia e traumatologia”
– S.E.U. –Roma – pag.765).
-
Secondo Codman la “zona
critica” (ove di solito iniziano le rotture della cuffia)
è conseguenza di una ulteriore riduzione della irrorazione
prima della inserzione omerale.
-
Rothamn e Parke, prima (1965) e Rathburn e
MacNah, poi(1970) evidenziarono (mediante perfusioni eseguite nel
cadavere) l’esistenza di una zona ipovascolare sopratutto nel
sovraspinato . (vedi “problematiche cliniche in
Ortopedia” - La spalla - Timothy D Bunker e Peter J Schranz
– vol.1- Roche-)
b)
azione continua di
“spremitura” (che riduce l’apporto
ematico) esercitata dal peso dell’arto (a riposo) e dalla
contrazione muscolare (in attività). Il muscolo sovraspinato
è coperto dal trapezio e dal deltoide (con borsa mucosa
interposta fra tendine, acromion e deltoide).
Hume
e Nelimarkk (1993) hanno studiato istologicamente campioni di 11
tendini della cuffia dei rotatori, con rottura completa, trattati
chirurgicamente. In tutti i pazienti furono osservate alterazioni
degenerative non specifiche. (“I tendini”
– Laszlo Jozsa Pekka Kannus – Ravizza –
vol. II° pg.247)
Nelle
lesioni muscolari degli altri distretti (meglio irrorati) i processi di
guarigione sono favoriti dalla proliferazione di neovasi capillari che
dalla periferia portano ossigeno e nutrimento necessari ai processi
metabolici dei tessuti in fase di evoluzione. Accanto alla attivazione
delle cellule satelliti (che evolvono a formare le fibre muscolari),
inizia anche la proliferazione che porta al tessuto di granulazione e
quindi alla cicatrice connettivale.
Per
ciascuno di questi fenomeni risulta essenziale l’apporto di
ossigeno (più precisamente della “tensione
locale dell’ossigeno”).
I
processi di rigenerazione prevalgono
nei confronti di quelli di riparazione
connettivale in presenza di un idoneo apporto di
ossigeno, che raggiunge il tessuto lesionato
attraverso il circolo ematico. In presenza di idonea vascolarizzazione
viene stimolata la capillarizzazione, dalla quale dipende
l’apporto ematico (e quindi di ossigeno) tale da evitare una
formazione eccessiva e disordinata di tessuto connettivo fibroso.
Nelle
lesioni muscolari degli altri distretti dell’organismo
(anatomicamente meglio vascolarizzati) prevalgono i processi di
rigenerazione (fibrocellule muscolari), con il ripristino delle
caratteristiche di elasticità, distensibilità e
contrattilità tipiche del tessuto muscolare .
Nelle
lesioni della cuffia (scarsamente irrorata) prevalgono invece i
processi di riparazione fibroblastica che evolvono verso la formazione di tessuto
connettivo con scarse o niente fibrocellule muscolari mature
(vedi anche Santilli e Dragoni “Lesioni muscolari e
tendinee” – Ciba-Geigy –pag.15-).
Tanto
vale sia per le
lesioni inveterate della cuffia non operate, che per quelle sottoposte
ad intervento chirurgico.
E
tanto si ricava anche dalle EMG che risultano quasi sempre invariate
prima e dopo l’intervento.
INCONGRUENZA FRA "PRESUNTA" LESIONE TENDINEA E
SPALLA DOLOROSA
(Nella
spalla dolorosa mancano i segni patognomonici che accompagnano la
lesione di uno o più tendini)
La
lesione di un tendine, in tutti i distretti dell'organismo, si
manifesta con un quadro clinico – sintomatico del tutto
diverso dal quello che accompagna la “spalla
dolorosa”.
a)
Caratteristiche
delle lesioni tendinee
Lesione
tendinea acuta :
-
dolore intenso, pungente ed improvviso al
momento del danno anatomico (trauma o altro), decresce
col tempo
-
dolore scompare con la immobilizzazione
dell’articolazione interessata
-
dolore si riaccende ad ogni tentativo di
attivare il tendine lesionato(mobilizzare l’articolazione)
-
limitazione funzionale
Lesione
tendinea cronica
-
può essere asintomatica,
-
può provocare dolore al tentativo
di attivare il tendine lesionato,
-
può provocare
limitazione funzionale
proporzionata al danno anatomico
b)
Funzione
dei tendini e sintomo doloroso
Nell’organismo la
lesione tendinea provoca dolore e limitazione funzionale quando il tendine lesionato (lesione
cronica o acuta) è l’unico deputato a
quel movimento.
Ne è un esempio la lesioni del
tendine d’Achille:
Il
dolore si manifesta al tentativo di mobilizzare la caviglia, in quanto la flessione
plantare del piede è affidata
solo al tendine d’Achille lesionato.
Una
volta immobilizzata l’articolazione con tutori
(come si fa quando si è in attesa di intervento)
il tendine lesionato non dà più dolore, a meno
che non si provi a contrarre volontariamente il muscolo (contrazioni
isometriche, isotoniche) .
In altri casi (vedi lesione del
capo lungo del bicipite omerale) ove il movimento dell’articolazione
è assicurato da più tendini, la lesione
(recente o inveterata) di uno di questi tendini non provoca dolore e la limitazione funzionale ne
risulta scarsamente limitata.
Tale
funzione infatti viene
vicariata dagli altri tendini integri che esplicano la stessa
attività.
Ad
esempio :
-
La rottura del capo lungo del bicipite omerale
(frequente in persone anziane) provoca, di norma, solo un danno
estetico
e molti pazienti vengono alla visita
perchè preoccupati
dalla deformità
del profilo anatomico del muscolo, deformità che si accentua
al tentativo di flettere l’avambraccio . Il paziente non ha
dolore e la motilità articolare
non ne risente.
-
La lesione del tendine estensore lungo del
pollice, limita la estensione del
primo dito della mano ma non provoca dolore
-
Lo stesso vale per la
lesione del flessore lungo del pollice.
E così via per gli altri tendini
dei diversi distretti articolari
Nulla di tutto questo succede nella
“spalla dolorosa”.
In
conclusione nella “spalla dolorosa” è
possibile riscontrare alla RMN la presenza di una lesione tendinea,
senza che questa interferisca con il quadro clinico-sintomatico e con
la evoluzione della malattia.
L'esperienza
clinica, gli esami autoptici, i riscontri elettromiografici mostrano
con chiarezza che, a partire dai 45 anni di età, le fibre
del sovraspinato fisiologicamente vanno incontro ad
una evoluzione fibrotica che porta alla sostituzione dei fasci tendinei
con fibre ialine e tessuto connettivale.
Contemporaneamente
a questa fisiologica trasformazione, la funzione dei tendini della
cuffia viene progressivamente sostituita dai fasci muscolo-tendinei
(tratto anteriore) del deltoide.
Man
mano che si riduce l'attività del sovraspinato, si accentua
l'attività di quella parte delle fibre del deltoide che lo
sostituiscono.
Nelle
patologie della spalla trattate con intervento chirurgico, la
ricostruzione e/o sutura delle fibre lacerate della cuffia, non
interferisce né con la fisiologica evoluzione fibrotica,
né con la funzionalità della spalla (assicurata
dal deltoide) né con il dolore (che
origina da causa diversa dalla lesione tendinea).
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B)
Cause scheletriche: “Sindrome da conflitto”
1)
Incongruenza fra sintomo e presunta lesione scheletrica
In
assenza del carico (“braccio appeso al
tronco” –come diceva Scaglietti-), la
stabilità e funzionalità della spalla dipendono
dai tessuti molli periarticolari (sopratutto cuffia dei rotatori,
deltoide, capsula). Il cercine glenoideo contribuisce a rendere
più profondo il cavo articolare e la testa omerale manca di
un contatto continuo con il cavo glenoideo. La capsula articolare
consente alla testa dell’omero di distanziarsi di quasi un
pollice dalla cavità glenoidea. La presenza e
l’azione del sovraspinoso consentono alla
testa omerale di allontanarsi
dall’acromion di circa mezzo pollice.
Ciò
premesso, diciamo subito che una reale riduzione dello spazio
sottoacromiale è relativamente frequente, ma un
“impingment” tale da costringere le strutture
anatomiche a generare un “urto
doloroso” (come sostenuto dagli Americani)
è tutt’altra cosa, anche perchè il peso
dell’arto (almeno a riposo) dovrebbe impedire
l’ipotetico “conflitto”
.
Secondo la teoria del
“conflitto” (Neer 1972), il dolore sarebbe dovuto
alla frizione della cuffia dei rotatori (vedi tendine sovraspinato)
contro la superficie anteriore inferiore dell’arco
coracoacromiale. Viene ipotizzata per il sovraspinato una funzione come
“depressore della testa dell’omero durante
l’abduzione e l’elevazione”. Sono stati
anche descritti tre stadi di “conflitto” con segni
pseudoclinici che nessuno ha mai ritenuto sufficienti per proporre un
trattamento chirurgico. Si è parlato poi di
“conflitto primario” (relazione anomala tra cuffia
dei rotatori ed arco coracoacromiale) e “conflitto
secondario” (restringimento relativo dello spazio
sottoacromiale per instabilità gleno – omerale) .
Ma anche in questo caso poi viene riportato il discorso alla perdita
della funzione di “stabilizzazione” della cuffia
dei rotatori con conseguente traslazione superiore della testa
dell’omero e conflitto meccanico dei tendini della cuffia con
l’arco coracoacromiale durante
l’attività “sopra il capo”(Riabilitazione in Ortopedia Brent Brotzman, Kevin
E. Wilk –Dompè-).
Mettendo
un po’ di ordine fra le tante ipotesi formulate dagli ultimi
Autori, possiamo dire che, secondo la teoria di Neer,
all’origine del
“conflitto” dovrebbe esserci una lesione del
tendine del sovraspinato. La lacerazione della superficie di questo
tendine limita la sua funzione contrattile e riduce la
capacità della cuffia di tenere bassa la testa
dell’omero (cioè di deprimere la testa
dell’omero per lasciare spazio sotto l’acromion).
Ne consegue un restringimento dello spazio sottoacromiale fino al
“conflitto” del tendine lesionato con
l’arco coracoacromiale durante
l’attività “sopra il capo”.(The
Shoulder , Philadelphia. WB
Saunders. 1990 p.624).
In
teoria tale meccanismo è possibile.
Non si capisce però:
a)
come può un tendine lesionato
o degenerato, ove le fibrocellule muscolari (ben innervate) vengono
sostituite da fibre ialine (scarsamente irrorate ed ancora meno
innervate) essere tanto sensibile anche a riposo
b) dove
sono le terminazioni nervose capaci si raccogliere e trasmettere impulsi e stimoli
così intensi da causare la “spalla
dolorosa”. Le terminazioni nervose libere (che fungono da
“recettori del dolore”) sono presenti
all’interno dei tendini (giunzione miotendinea) ma non nel
tessuto fibroso-connettivale e/o nelle fibre ialine
c)
in alcuni casi la “sindrome da
conflitto” non si accompagna alla lesione del tendine. Agli
esami strumentali lo spazio sottoacromiale risulta ridotto ed il
tendine integro. In questi casi quali strutture anatomiche sarebbero
responsabili del dolore?
d)
spesso si osservano lesioni del tendine
del sovraspinato senza riduzione dello spazio, con gli stessi sintomi
che caratterizzano la “spalla dolorosa".
e)
nelle paresi del sovraspinato (es. per
sofferenza di C5), ove la funzione di
“stabilizzazione” della cuffia è
praticamente assente, difficilmente si osservano sindromi da conflitto
(in contrasto con quanto ipotizzato dalla teoria di Neer)
Inoltre
si fa osservare che una deformazione dell’articolazione con
restringimento dello spazio sottoacromiale, risalita della testa
omerale, tendinosi del sovraspinato ed artrosi acromioclavicolare
può realizzarsi, (sopratutto nelle persone anziane), a
seguito di
-
sclerosi e retrazione della capsula
-
artropatie dismetaboliche e/o
neurologiche
-
artropatie secondarie a miopatie, a
traumi, ad
interventi chirurgici (esempio trapianti in
neoplasie benigne) .
Nella
maggioranza di questi casi, (nonostante lo
spazio sottoacromiale ridotto, la
testa omerale ampiamente risalita, la tendinosi del sovraspinato, la
sclerosi del legamento coraco-acromiale ed l’artrosi della
acromioclaveare,) il paziente non lamenta i sintomi della
“spalla dolorosa”.
Perchè
allora una stessa alterazione anatomica dovrebbe portare a sintomi
così diversi ?
Perchè
dovrebbe essere fortemente invalidante per alcuni e del tutto
asintomatica per altri?
Nel tentativo di giustificare queste anomalie
gli Autori fanno riferimento
a presunte alterazioni artrosiche della acromio clavicolare, a
restringimento dell’arco coraco acromiale, a sclerosi del
legamento acromio claveare, ad “instabilità
gleno-omerale” e così via.
A questo punto non si capisce
più se il dolore è dovuto alle fibre tendinee
lesionate che frizionano (durante il movimento) contro superfici
più rigide (integre o meno) o alla solita artrosi ed alle tante alterazioni
degenerative comuni a tutte le articolazioni.
Il punto centrale della teoria di Neer è
l’origine del dolore.
Delle lesioni tendinee, della riduzione dello
spazio sottoacromiale, delle degenerazioni artrosiche si è
parlato da sempre. Da sempre sono state descritte le tante alterazioni che colpiscono quel
complesso sistema che gli Antichi Autori indicavano come
“seconda articolazione della spalla”
I
fautori della “sindrome del conflitto” pongono alla
base del sintomo doloroso le fibre degenerate (o lesionate) del tendine
del sovraspinoso che “vanno a frizionare contro la superficie
anteriore inferiore dell’acromion, il legamento
cocaroacromiale e l’articolazione acromio-claveare durante il
movimento in abduzione o rotazione esterna”
(movimento“sopra il capo” -overheid- vedi
“subacromial impingement”, Matsen III Arntz CT).
Si tratterebbe quindi di un sintomo doloroso presente solo nei
movimenti che coinvolgono quelle fibre lesionate.
L’esperienza
clinica smentisce questa ipotesi :
Nella “sindrome da
conflitto” di norma il dolore è presente non solo
nei movimenti di elevazione ed abduzione dell’arto ma anche
nei movimenti che lasciano a riposo le fibre del sovraspinato e che
allontanano l’omero dalla spalla, come avviene nelle
rotazioni interne e nella retroposizione .
Questi movimenti (rotazione mediale,
adduzione ed estensione) rappresentano l’espressione
funzionale del grande rotondo (che non rientra nella cuffia) e solo in
piccola parte vi partecipa il sottoscapolare. Ammesso che il
sovraspinato (lesionato) possa interferire nei movimenti di abduzione e
rotazione esterna per l’ipotetica compressione contro
l’arco coracoacromiale, non si capisce cosa c’entra
con i movimenti di retroposizione e/o di rotazione interna,
anch’essi dolorosi nella cosiddetta “sindrome da
conflitto”. E se tanto non dovesse bastare si ricorda che,
nella maggioranza dei casi, il sintomo doloroso si acutizza anche a riposo (sopratutto
notturno) quando l’immobilizzazione
dell’articolazione non permette nessun ipotetico conflitto.
Si
ricorda che in molti casi:
-
lo stesso riscontro radiografico
(assenza dello spazio sub-acromiale) può essere rilevato in
pazienti assolutamente silenti che eseguono Rxgrafie o RMN per altri
motivi.
-
“sindromi da
conflitto” documentate da esami strumentali ed in attesa di
intervento chirurgico
spesso migliorano o guariscono
spontaneamente (senza recidive) dopo diversi mesi.
In
questi casi lo spazio sottoacromiale è sempre lo stesso, ma
non interferisce nè con il dolore nè con la
limitazione funzionale .
Tanto
è sufficiente per ritenere
che
nella “spalla
dolorosa” vi può essere un restringimento dello
spazio sottoacromiale ma che questo sia il “conflitto
doloroso” indicato quale causa della malattia è in netto contrasto con le caratteristiche anatomiche
e funzionali dell’articolazione.
|
|
2)
Incongruenza fra evoluzione
del sintomo doloroso e
presunta lesione scheletrica (conflitto)
Nessun nesso fra il
decorso della “spalla dolorosa” e
“conflitto”:
Qualsiasi
dolore provocato da “conflitto” si manifesta con
accentuazione e regressione della sintomatologia in funzione
dell’attività dell’articolazione che
accresce attrito e frizione delle superfici in conflitto. I tessuti
conflittuali accentuano il sintomo doloroso durante i movimenti (o il carico) per regredire, fino a
scomparire, durante il riposo.
In
particolare, nella “spalla dolorosa”, mancando il carico, non ci può
essere altro modo di acutizzare il sintomo doloroso se non con il
movimento.
La
mancanza di movimento azzera il “conflitto”
. Bloccato
il movimento si blocca il conflitto.
Nella
“spalla dolorosa” invece il dolore provocato dal
presunto conflitto aumenta
anche con il riposo,
sopratutto notturno. Il
contrario cioè di quanto dovrebbe avvenire se la causa fosse
davvero l’ “impingement”.
·
Nessun nesso fra
intensità del dolore e riduzione dello spazio:
Dai
riscontri strumentali si evidenzia che non c’è
nessun rapporto fra presunto conflitto ed intensità del
dolore (spesso minimi “conflitti radiografici” si
accompagnano ad intensi dolori e viceversa).
3)
Incongruenza
fra meccanica
articolare e sintomo doloroso
Tutta
la teoria di Neer si basa sul presupposto che la cuffia dei rotatori
agisca come depressore della testa dell’omero durante le
attività “sopra il capo” e che il
restringimento dello spazio sottoacromiale sia la causa della
sintomatologia dolorosa lamentata dai pazienti. In pratica viene
ripresa la teoria che gli Antichi Autori (Duplay,
Leriche, Goidanich, Bonola, Borrellini, ecc.) chiamavano
della “seconda articolazione della spalla”. Il
problema era (e rimane) quello di stabilire da dove origina il dolore
che caratterizza la “spalla dolorosa”, quali
strutture anatomiche vengono interessate, come e perchè si
genera la grave limitazione funzionale dolorosa.
Per
una verifica sull’ipotesi del “conflitto”
(presunto colpevole del sintomo doloroso) si può esplorare
l’articolazione in modo da aumentare meccanicamente
(trazionando) lo spazio sottoacromiale e controllare la risposta del
paziente..
Nei
pazienti magri, (ove è possibile
esercitare una trazione in modo da sostituirsi all’ipotetica
azione del tendine e mantenere un sufficiente spazio sottoacromiale),
trazionando il braccio e portandolo passivamente in abduzione (mentre
si mantiene costante la trazione in basso) il dolore aumenta
così come avviene senza la trazione.
Nè la lesione del
tendine (mobilizzazione passiva della spalla)
nè la riduzione dello spazio sottoacromiale (trazione
costante verso il basso durante il movimento passivo) interferiscono col sintomo
doloroso.
All’esame clinico
ed alle prove funzionali il dolore non
“corrisponde” all’ipotetico conflitto
perchè aumenta
a prescindere dallo spazio sottoacromiale e dalla presunta frizione
esercitata dal sovraspinato lesionato.
·
Muscolo e funzione
Un
muscolo quando si contrae accorcia le fibre avvicinando gli estremi. Il
sovraspinato agisce come starter dell’abduzione: inizia un movimento che
viene poi realizzato dal deltoide.
Inserendosi
al trochite (cioè in un punto più vicino alla
testa dell’omero - fulcro della ipotetica leva-) il
“lavoro” svolto dal sovraspinoso si realizza prima rispetto a quello
del deltoide che ha inserzione più distale.
Il movimento in abduzione inizia
con la rotazione della testa dell’omero conseguente alla
trazione esercitata dal sovraspinoso che “tira” la
tuberosità verso la glenoide (medializzandola). In
realtà è questo il meccanismo che impedisce al
deltoide di trazionare in alto (contro l’acromion) la testa
dell’omero durante il movimento di abduzione,
attività che gli Autori moderni
indicano come funzione di
“depresione” e
“stabilizzazione” della cuffia dei rotatori. Quando
il deltoide entra in contrazione la testa dell’omero ha
già iniziato la rotazione e l’omero si
è già direzionato
Le fibre muscolari non
agiscono “in itinere” ma solo avvicinando i capi
articolari cui si inseriscono.
Comunque
sia va riconosciuta alla cuffia dei rotatori la funzione di tenere in
basso, nella cavità glenoidea, la testa omerale durante i
movimenti di abduzione ed elevazione
Il
sistema muscolo-tendineo della cuffia è responsabile della
rotazione esterna e dei primi 40° dell’abduzione(vedi Thomas L. Vischer “il dolore
scapolo – omerale”)
Quando la testa
dell’omero si è già mossa ed ha
incominciato a ruotare interviene il deltoide. A questo punto del
movimento l’azione del sovraspinoso
è secondaria fino ad azzerarsi.
Il
dolore invece persiste anche dopo che il braccio ha raggiunto
l’orizzontale (quando cioè la contrazione del
sovraspinato si annulla per l’intervento del deltoide) e/o
quando il braccio è mantenuto passivamente in abduzione.
4)
Incongruenza fra terapia e presunta lesione scheletrica (conflitto)
·
Terapia medica e fisica:
Per
quanto concerne la terapia della “sindrome da
conflitto”, ancora oggi la prima opzione è data
dai FANS (locali o generali) e dalle fisioterapie. Molte volte tale
terapia infiltrativa e/o farmacologica è sufficiente a
risolvere il problema clinico e funzionale . Non solo per pazienti allo
stadio 1 (descritto come stadio
dell’edema e dell’infiammazione) ma anche
in pazienti allo stadio 2 (descritto come
stadio di fibrosi e tendinite, ove gli esami strumentali mostrano anche
una riduzione dello spazio sottoacromiale).
In
molti casi il successo della terapia medica e fisica non dipende
nè dall’ampiezza dello spazio sottoacromiale
nè dalla deformazione della superficie articolare : spazi
notevolmente ridotti spesso guariscono senza postumi con terapia
conservativa e viceversa. In questi pazienti il quadro radiografico e
la RMN , restano inalterati
anche dopo la risoluzione
incruenta (infiltrazioni, fisioterapie, fans, ecc.) della
“spalla dolorosa”.
Manca cioè un
nesso fra presunta lesione e terapia medica e fisica.
·
Terapia chirurgica :
Nei pazienti sottoposti ad
intervento chirurgico non esiste nessun rapporto (– dopo
l’intervento –) fra ampiezza delle superfici ossee
regolarizzate e riduzione del sintomo doloroso .
Spesso
interventi molto economici (ove all’esame strumentale non
emergono sostanziali differenze prima e dopo l’operazione)
portano a guarigione dei sintomi dolorosi con recupero funzionale quasi
totale. Al contrario interventi ampi (ove gli esami strumentali
mostrano uno spazio sottoacromiale vistosamente ampliato) spesso non
sortiscono alcun effetto ed i pazienti lamentano la stessa
sintomatologia antecedente all’operazione o addirittura
più invalidante.
In
conclusione l'ipotetico "conflitto" non trova alcun riscontro nel
quadro clinico-funzionale che caratterizza la "spalla
dolorosa". Sintomatologia, decorso e terapia della
"spalla dolorosa" non "corrispondono" quasi mai alle caratteristiche di
una patologia da "conflitto".
C)
Causa periarticolare : Periartrite
calcifica –Morbo Dupley- :
Non é
una periartrite (ove la carattetistica infiammatoria potrebbe
giustificare la sintomatologia della "spalla
dolorosa") perché
non é una infiammazione, ma una lesione degenerativa.
Trattasi di
reperto occasionale che rappresenta l'espressione radiografica di
alterazioni regressive-degenerative-necrotiche con successivo deposito
calcareo.
Dagli esami di laboratorio emerge che:
- "Il substrato
anatomopatologico della periartrite di spalla é quasi sempre
di tipo regressivo degenerativo. Tale tipo di lesione rende possibile
il deposito calcareo che spesso si verifica su aree circoscritte di
necrosi tissurale, causate da condizioni ischemiche locali".
(Goidanich "Compendio di Ortopedia e traumatologia" Ediz.
Calderini - Bologna - pag.619).
- ” La presenza di
calcificazioni nello spessore della borsa sottodeltoidea (per lungo
tempo ritenuta patognomonica nel determinismo della periartrite di
spalla) è
solo un fenomeno
secondario ed accessorio, presente in una limitata
percentuale di casi”. (Marino Zuco
e Pietrograndi “Ortopedia
e Traumatologia” - Società Editrice Universo -
pag. 766).
Dagli esami
autoptici si conferma che le calcificazioni consistono in depositi
calcari in aree circoscritte di necrosi tissutale (spesso post-
traumatiche).
Le
calcificazioni più frequenti sono a carico della borsa
sottoacromiale, ma possono verificarsi anche in sede tendinea o
peritendinea.
Reichelt (1981) ha rilevato che una
persona sana su cinque ha calcificazioni a livello della spalla, senza
alcun segno clinico.
All’esame
autoptico Refios e Melzer (1984)
trovarono calcificazioni nel complesso della cuffia dei rotatori in 1/3
dei 195 soggetti esaminati (33%). (vedi .
“I tendini. vol. II Laszlo’ Jozsa –
Ravizza- pag.282-)
La
sintomatologia clinica non è influenzata dalla presenza di
tali calcificazioni, che possono persistere (praticamente immodificate)
anche quando la malattia si risolve (vedi
Goidanich “Compendio di Ortopedia e traumatologia”
, volume secondo, pag.619 – Edizioni Calderini Bologna-).
Concetto
ribadito poi da numerosi Autori tra i quali si ricordano Borellini
e Favino:
"Quello che
é certo é che la calcificazione, un tempo
ritenuta causa principale del dolore, non può essere
considerata quale fattore determinante della sindrome"
(Ortopedia e traumatologia - De Feo Editore - Roma - pag. 251).
E’
ormai chiaro che :
-
Non c’è
corrispondenza fra dimensione della calcificazione ed
intensità del
dolore.
-
La calcificazione raramente segue
il decorso sintomatico dell’articolazione.
-
La calcificazione può
essere presente o mancare. Spesso sopravvive al sintomo doloroso.
In
pratica la calcificazione si comporta come un reperto radiografico
occasionale.
Un
discorso a parte merita il trattamento riservato a questa patologia,
che spesso viene risolta con infiltrazioni di cortisone.
.
Questo non vuol dire che la causa della patologia sia di origine
flogistica. Tanto è vero gli i FANS, somministrati per via
generale o locale (mesoterapia) sono generalmente inefficaci e che lo
stesso cortisone dato per via generale non sortisce gli stessi effetti
(a meno che non vengano usate dosi massicce). In realtà la
remissione della sintomatologia dopo terapia cortisonica non
è conseguenza della sua attività antiflogistica,
ma di alcune attività collaterale del farmaco (come vedremo
nel capitolo relativo alla patogenesi
della “spalla dolorosa”).
|
|
RIFLESSIONI
A
questo punto nasce un dubbio :
Se
le ipotesi patogenetiche non sono esatte. Se la spalla dolorosa non dipende dal
“conflitto articolare”, dalla “lesione
della cuffia” o dalla “periartrite
calcifica” perchè in una discreta percentuale di
casi (circa il 75%) il paziente affetto da “spalla
dolorosa” migliora o guarisce dopo l’intervento
chirurgico alla spalla?
La
spiegazione è la seguente :
Gli
interventi eseguiti possono essere a cielo aperto o in artroscopia:
1)
Interventi a cielo aperto
Gli
interventi a cielo aperto modificano globalmente lo stato chimico
– fisico ed il metabolismo della spalla. Vengono modificati
gli equilibri interni, sovvertiti i rapporti fra le varie componenti
intraarticolari, lacerate o asportate le borse e modificati i rapporti
capsulo - muscolari . Il trauma chirurgico altera profondamente il
piccolo circolo e favorisce una ampia ossigenazione dei tessuti con
modificazione delle caratteristiche metaboliche.
In pratica, una volta aperta
la breccia operatoria tutto cambia negli equilibri interni e nel
metabolismo della spalla. Tanto è vero che
il miglioramento della
sintomatologia dolorosa è
indipendente dal tipo e dall’entità
dell’intervento eseguito: tenorrafie che alla RMN sembrano
perfette spesso rimangono più dolenti di altre che agli
esami strumentali appaiono insufficienti e lo stesso vale per gli altri
interventi.
2)
Interventi in artroscopia
I
primi dubbi sulla patogenesi articolare o tendinea o periartritica del
dolore di spalla sono sorti molti anni addietro, quando, in diversi
Ospedali, veniva praticato il cosiddetto “lavaggio di
spalla”. A quei tempi era “sottostimata”
la lesione della cuffia e non ancora “inventata” la
sindrome da conflitto. Si pensava che responsabile della sintomatologia
dolorosa fosse principalmente la periartrite,
sopratutto nella forma calcifica, che spesso era presente alla rxgrafie
(morbo di Dupley). Esauriti i trattamenti incruenti (fans,
infiltrazioni, fisioterapie), si procedeva ad un lavaggio
dell’articolazione, che raramente interessva la
calcificazione (estremamente difficile centrarla sotto controllo
rxscopico).
In realtà l’intervento
consisteva nell’entrare con ago da artrocentesi nella capsula
articolare (indipendentemente dalla calcificazione, che
è fuori dall’articolazione)
ed iniettare abbondante
liquido fisiologico (40 - 50 cc circa). Questo liquido iniettato
distendeva capsula e tessuti periarticolari, modificandone
l’equilibrio chimico - fisico.
Con
un altro ago dello stesso calibro (infisso in posizione opposta al
primo) si drenava poi il liquido iniettato .
Indipendentemente
dalla calcificazione, i risultati erano quasi sempre soddisfacenti.
Nessun
intervento sulla causa presunta del dolore (calcificazione
periartricolare –exstra-articolare-) ma lavaggio
dell’articolazione (intraarticolare). In alcuni casi veniva
centrata la calcificazione (exstraarticolare) con lo stesso risultato
benefico del lavaggio intraarticolare.
Dopo
circa 18 ore, di norma, iniziava una regressione della sintomatologia
dolorosa.
Ci
si rendeva conto già a quei tempi che il dolore della spalla probabilmente non
dipendeva dalla calcificazione presente alla rxgrafia. Tanto è
vero che ad un certo punto si incominciò ad eseguire
“lavaggi di spalla” anche quando non erano presenti
calcificazioni agli esami rkgrafici, e/o in presenza di lesioni dei
tendini della cuffia. E
si ottenevano gli stessi buoni risultati ottenuti nelle periartriti. In
pratica nella “spalla dolorosa” , a prescindere
dalla ipotetica lesione, il lavaggio di spalla risultava una delle
terapie più efficaci.
*
Ecco cosa succede oggi con l’intervento in artroscopia :
Prima di introdurre l’artroscopio la
capsula della spalla deve essere dilatata con abbondante liquido
fisiologico . Solo dopo che è ben dilatata e riempita di
liquido si può introdurre l’artroscopio.
E’ questo liquido che agisce come il “lavaggio di
spalla”. Ed è questo il motivo per cui il paziente
guarisce o migliora. Il liquido che si inietta nella capsula per
distenderla (in maggiore quantità rispetto al lavaggio)
esplica la stessa azione che esplicava nel lavaggio di spalla, con
maggiore efficacia perchè la dilatazione della capsula
è notevolmente maggiore rispetto al lavaggio di spalla.
A
fine intervento poi il liquido viene drenato (come per la tecnica di
lavaggio).
I
risultati dimostrano che la ripresa funzionale e la riduzione del
dolore non dipendono dal tipo di intervento eseguito, dalla rimozione
delle calcificazioni, dal numero di tendini suturati (lesione della
cuffia)o dalla quantità di tessuto osseo regolarizzato
(acromioplastica in sindrome da conflitto).
Ciò che influisce
ai fini del risultato è la massima dilatazione della capsula
mediante liquido fisiologico, che sovverte lo stato fisco –
chimico delle varie componenti articolari e le pressioni interne che
regolano gli scambi fra le diverse strutture anatomiche e gli equilibri
funzionali.
Dai
riscontri oggettivi emerge che spalle pressocchè invariate
ai controlli strumentali prima e dopo l’intervento (ove la variazione anatomica conseguente
all’intervento è quasi impercettibile anche alla RMN), spesso danno risultati
migliori di altre ove l’intervento sui tendini della cuffia o
sul tessuto scheletrico risulta essere stato ampio e completo.
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A
conclusione di questo primo capitolo, qualora ci fossero ancora dei
dubbi, si ricorda che in più di due anni sono state trattate
con tecnica di "allineamento
frizionato" quasi duecento “spalle
dolorose”, ove la diagnosi (già posta in altri
centri) era di “lesione della cuffia”,
“sindrome da conflitto” e “periartrite
calcifica”.
La
maggioranza di questi pazienti erano in attesa di intervento. Circa il
75% è guarito o fortemente migliorato.
Non è mai stata
modificata la presunta lesione diagnosticata, che, dopo il trattamento,
non interessava più a nessuno.
Con la tecnica manipolativa
si agisce sulla causa (unica) responsabile della sintomatologia
dolorosa. Le tre lesioni ricordate (periartrite, cuffia, conflitto)
vengono considerate come “reperti occasionali” che
possono accompagnare o meno la “spalla dolorosa”.
Mi rendo conto delle tante speculazioni che ogni
giorno vengono consumate nel campo sanitario e della
difficoltà di prestare fede a numeri e casistiche che
cambiano a seconda delle diverse teorie. Ecco perchè mi sono
prima preoccupato di dimostrare scientificamente la incongruenza delle
teorie patogenitiche ufficiali piuttosto che limitarmi a presentare la
sola casistica che
difficilmente i lettori possono controllare (per ogni paziente comunque abbiamo
registrato indirizzo e numero telefonico).
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Asola, agosto 2009
Dott. Claudio Perrino
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PRENOTAZIONI: |
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a
partire dal 01 settembre 2011,
per
accedere al trattamento é necessario
Prenotare visita dott. perrino al numero telefonico
368.7755701
dal lunedì al venerdì ore 09.00
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Per
medici e pazienti informazioni all'indirizzo
e-mail:
perrinoclaudio@alice.it
Per casi urgenti (che non possono aspettare perché molto dolorosi o in
procinto di essere operati)
il Medico curante può
telefonare direttamente al n. 368 77 55 701 e presentare il caso
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Siti correlati: |
http://www.doloredispalla.it
http//:www.tunnel-carpale.it
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